Un’associazione che scrive un verbale con un chatbot sta facendo, senza saperlo, una piccola cessione: nomi, decisioni e a volte dati sanitari o economici dei soci finiscono sui server di un’azienda che sta in un altro continente. Per molti è il motivo per non usare l’intelligenza artificiale affatto. Esiste una terza via, meno conosciuta: l’AI in locale, cioè un modello che gira sul vostro computer e non manda niente a nessuno.
Prima di capire come funziona, vale la pena guardare i numeri. Perché raccontano un divario preciso, e chi ci finisce in mezzo.
Più si è piccoli, meno si usa l’AI
16,4%le imprese italiane con almeno 10 addetti che nel 2025 hanno usato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Erano l’8,2% nel 2024.Istat, Imprese e ICT 2025
La crescita c’è, ed è rapida: in un anno la quota è raddoppiata. Ma è distribuita male. Tra le grandi imprese italiane l’AI la usa il 53,1%, tra le piccole e medie il 15,7%. Lo stesso schema vale in tutta Europa: più l’organizzazione è piccola, più resta indietro.
Imprese che usano almeno una tecnologia di AI, per dimensione
Unione europea, 2025, % sulle imprese con almeno 10 addetti
Vedi i dati in tabella
| Piccole (10-49) | 17,0% |
| Medie (50-249) | 30,4% |
| Grandi (250 e oltre) | 55,0% |
Il dato riguarda le imprese, ma descrive bene anche il terzo settore. In Italia le istituzioni non profit attive a fine 2023 erano 368.367, e l’85,3% sono associazioni (Istat). Quasi tutte hanno le dimensioni, e i problemi, della piccola impresa: poche persone, nessun reparto informatico, molti dati delicati.
Perché non la usano: le competenze, poi la privacy e i costi
Istat ha chiesto alle imprese che non usano l’AI il perché. La prima risposta è la mancanza di competenze. Ma subito dopo arrivano le norme poco chiare, i dati, e due timori che riguardano da vicino chiunque lavori con persone: la privacy e i costi.
Perché le imprese italiane non usano l'AI
Italia, 2025, % sulle imprese che non la usano
Ostacoli che l'AI in locale riduceOstacoli che uno strumento da solo non risolve
Vedi i dati in tabella
| Mancano le competenze | 58,6% |
| Norme poco chiare | 47,3% |
| Dati assenti o scarsi | 45,2% |
| Privacy e protezione dati | 43,2% |
| Costi troppo alti | 43,0% |
| Questioni etiche | 25,7% |
A livello europeo il quadro è simile e ancora più netto: tra le imprese che avevano valutato l’AI e poi hanno rinunciato, il 70,9% indica la mancanza di competenze, il 52,5% l’incertezza sulle conseguenze legali e il 48,8% il timore di violare la protezione dei dati (Eurostat, 2025).
Le barre blu sono il punto di questo articolo. Privacy e costi sono due ostacoli che dipendono in buona parte da dove gira l’AI. Se il modello sta sul vostro computer, i dati non escono e non c’è un abbonamento a persona da pagare ogni mese. Le altre barre no: le competenze non si installano.
E le persone? L’Italia è penultima in Europa
20%gli italiani tra 16 e 74 anni che nel 2025 hanno usato strumenti di AI generativa. La media europea è il 33%; solo la Romania fa peggio.Eurostat, 2025
Persone che hanno usato strumenti di AI generativa
2025, % delle persone tra 16 e 74 anni, ultimi 3 mesi
Vedi i dati in tabella
| Danimarca | 48% |
| Media UE | 33% |
| Italia | 20% |
| Romania | 18% |
Volontari, operatori, soci: sono queste le persone che in un’associazione dovrebbero usare l’AI. Partire da un’adozione individuale così bassa vuol dire che la formazione non è un accessorio. È il primo passo.
Cos’è l’AI in locale, spiegato semplice
Quando usate ChatGPT, Gemini o Claude dal browser, il vostro testo viaggia fino ai server dell’azienda, viene elaborato lì e la risposta torna indietro. È come portare i documenti in copisteria: comodo, ma i fogli escono dall’ufficio.
L’AI in locale è la stampante in ufficio. Scaricate sul computer un modello linguistico “aperto”, cioè distribuito liberamente dal produttore (famiglie come Gemma, Qwen, Mistral o Llama), e lo fate girare con un programma gratuito. Il più diffuso è Ollama: è open source con licenza MIT e funziona su Windows, macOS e Linux. Da quel momento quello che scrivete resta sul vostro disco.
Cosa risolve e cosa no
Risolve: i testi non passano da server esterni; nessun costo a utente; funziona anche senza connessione; scegliete voi quale modello usare e per quanto tempo.
Non risolve: i modelli che girano su un normale portatile sono meno capaci dei grandi servizi online; servono un computer recente e un po’ di pazienza nella configurazione; le risposte vanno verificate, esattamente come quelle di ChatGPT; il GDPR resta valido, perché i dati restano dati personali anche sul vostro disco.
Dove ha senso in un’associazione o in un piccolo studio
L’AI in locale dà il meglio su compiti ripetitivi, con testi che non vorreste far uscire e dove un controllo umano finale è comunque previsto:
- Bozze di verbali a partire dagli appunti di una riunione.
- Sintesi di bandi e regolamenti lunghi, per capire in fretta se vale la pena candidarsi.
- Anonimizzazione di testi prima di condividerli: togliere nomi, indirizzi e riferimenti a persone.
- Prime traduzioni di comunicazioni per utenti stranieri, da far rileggere a chi conosce la lingua.
- Risposte alle domande frequenti di soci e utenti, scritte a partire dai vostri documenti.
Per testi creativi complessi, ricerche aggiornate o analisi lunghe i grandi servizi online restano più forti. La scelta sensata, quasi sempre, è mista: il locale per i dati delicati, il cloud per il resto, con una regola scritta che dice cosa va dove.
Il dettaglio che molti ignorano: la formazione è un obbligo
Dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 del regolamento europeo sull’AI (AI Act) chiede a chi usa sistemi di intelligenza artificiale di garantire un livello adeguato di alfabetizzazione al personale e a chi li usa per suo conto (Assolombarda). Non serve un certificato. Serve che chi usa l’AI sappia cosa sta facendo: quali dati può inserire, come verificare le risposte, quando non usarla.
È coerente con quello che dicono i numeri: lo strumento si sceglie in un pomeriggio, la competenza no.
Come provarla in cinque passi
- Scegliete un solo compito fra quelli sopra, per esempio i verbali.
- Installate Ollama su un computer recente e scaricate un modello piccolo.
- Provate con testi finti prima di usare documenti veri.
- Scrivete una regola di una pagina: quali dati si possono inserire, chi rilegge, dove si salvano i risultati.
- Formate chi lo userà, anche solo con un’ora di laboratorio su esempi vostri.
Ci lavoro
Aiuto associazioni, piccoli studi e attività indipendenti a usare l’AI in modo consapevole: scelta dello strumento, regole d’uso, laboratori su esempi reali. Se volete capire se l’AI in locale fa per voi, scrivetemi a davide@davidefrigoli.it.
Fonti
- Istat, Imprese e ICT, anno 2025 (15 dicembre 2025)
- Istat, Struttura e profili del settore non profit, anno 2023 (10 ottobre 2025)
- Eurostat, Use of artificial intelligence in enterprises (dati estratti a dicembre 2025)
- Eurostat, Use of artificial intelligence by individuals (dati estratti a marzo 2026)
- Assolombarda, AI Act e alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale
- Ollama, repository ufficiale su GitHub